La Legge Delega ha fatto discutere sin dal principio gli operatori del mondo del gioco d’azzardo pubblico, sta facendo discutere anche ora, sopratutto dopo lo slittamento dei lavori e la conseguenza è lo stato di agitazione che si “aggira” nell’intera filiera. Vi sono ben validi motivi “per essere agitati” e non ultimo la definizione della nuova generazione di apparecchi da intrattenimento che sembra proprio convogliata verso le “mini-vlt”. Queste nuove “famigerate macchinette”, con accesso e controllo da remoto, dovrebbero sostituire le attuali già a decorrere dal 31 luglio 2017 e questo comporterà un’evoluzione tecnologica particolare poiché gli attuali apparecchi saranno integralmente sostituiti da congegni che “in analogia” con le vlt viaggino su remoto.

Sarà un decreto ministeriale a dettare queste tappe… e da qui non si “scappa”. Quindi, non da decreto dell’Agenzia delle Dogane, ma da un decreto ministeriale ed è questo che preoccupa profondamente in relazione ai tempi per tutti gli adempimenti che gli operatori dovranno affrontare. La Delega potrà essere pubblicata in Gazzetta entro il prossimo giugno 2015, e per rispettare le linee dettate dal Governo le regole tecniche dei nuovi apparecchi dovrebbero essere scritte in pochi mesi, visto che ogni Awp dovrà essere rimpiazzata da una “mini Vlt” tenendo anche conto che tali “macchinette” dovranno essere costruite ed omologate insieme alle piattaforme. Questo, comporterà un primo “spauracchio”: la conquista del nostro mercato da parte dei grandi produttori internazionali che dovranno semplicemente adattare il proprio prodotto vlt al nuovo segmento di mercato e non certamente costruirlo ed omologarlo.

Quando si parla del mondo del gioco si rivelano sempre cose negative, pessime e di “orribile” impatto sociale: quando vi è un evento positivo, quindi, bisogna farlo “risuonare in modo altisonante” per dare la giusta collocazione dell’impegno che l’industria del gioco intrattiene sul territorio. Il Lotto, gioco amatissimo da tutti, si schiera come partner del Museo Novecento, nuovo museo fiorentino dedicato all’arte del secolo scorso nel nostro Paese, e conferma il proprio impegno a sostegno e supporto dell’arte e della cultura. In occasione dell’apertura del Museo, il Gioco del Lotto sabato 28 e domenica 29 giugno aprirà il museo a tutti offrendo visite guidate e laboratori “Io Gioco con l’arte” predisposti per le famiglie ed eventi con intrattenimento musicare destinati ad avvicinare i giovani all’arte: l’ingresso a queste iniziative sarà libero e gratuito sino ad esaurimento dei posti.

Questa partnership con il Museo Novecento è strettamente connessa alla stessa storia de Il Gioco del Lotto che è da sempre legato all’arte ed alla cultura: infatti Papa Clemente Xii, sin dal settecento, decise di destinare i proventi del Lotto alla costruzione di opere architettoniche di utilità pubblica, come la Fontana di Trevi a Roma. Il rapporto ed il legame tra il Lotto ed i beni culturali si è consolidato sempre di più sino a che, nel 1996 con l’introduzione della seconda estrazione settimanale, una parte dei proventi è stata destinata al Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il recupero e la conservazione del nostro patrimonio artistico.

Certamente sembra “brutto” dire che alcuni giochi sono più patologici di altri… ma dato che ci siamo sempre espressi sul fatto di rispettare le statistiche -se fatte con coscienze e da persone qualificate- che possono dare un quadro generale da tenere presente e da confrontare con l’andare del tempo e con il periodo “storico” che stiamo vivendo. Abbiamo un dato statistico che rispettiamo e vogliamo commentare molto brevemente: i giochi che sembrano caratterizzare maggiormente la categoria dei giocatori sono “le scommesse ai cavalli, il gioco in borsa, le slot machine, ilbiliardo ed altri giochi di abilità per danaro come il Golf”. Questi giochi, e le slot machine sono “sempre segnalate”, sembrano essere praticati più frequentemente dai giocatori patologici rispetto ai non patologici ed a quelli a rischio.

Ad esempio le scommesse sui cavalli sono un gioco che comporta un coinvolgimento emotivo forte se viene praticato all’interno del suo contesto naturale -l’ippodromo- e prevede oltre tutto il fatto di dedicare molto tempo al gioco. Le scommesse sono un tipo di gioco che viene praticato molto di piùdai giocatori patologici, ma anche dai giocatori a rischio ed anche da quelli occasionali e non patologici. Quello che emerge da questa ricerca, e che fa indubbiamente riflettere, è che i comportamenti di gioco d’azzardo si associano ad altri comportamenti di dipendenza da sostanze e/o da alcool: quindi, un ridimensionamento dell’offerta di gioco, una promozione sulla prevenzione per contrastare il Gap, vanno indubbiamente accompagnati da una “corposa” riduzione della pubblicità che viene rivolta principalmente ai giovani.

Dopo un quadro assai problematico dei casinò italiani, il Governo torna ad occuparsi di società partecipate dagli enti locali e, quindi, anche quelle che gestiscono le quattro Case da Gioco tricolori e nel tanto nominato Def di questi giorni si legge come “per quanto riguarda le aziende pubbliche partecipate, si attueranno, a valle della valutazione dei piani di razionalizzazione consegnati dai singoli enti locali, interventi legislativi mirati a un’ulteriore razionalizzazione e miglioramento dell’efficienza delle aziende partecipate”. Da questo si potrebbe anche ipotizzare la nascita di una società unica di gestione dei quattro casinò, sia statale con partecipazione dei Comuni o viceversa. Il Def si dilunga anche sulla riforma delle partecipate non senza ricordare che la “Legge di Stabilità 2015 stabilisce un incentivo agli enti locali (ed altri enti pubblici proprietari di partecipate) a vendere le partecipate consentendo loro di utilizzare le risorse derivanti dalla vendita per investimenti”.

La legge richiede la presentazione di un piano di razionalizzazione delle partecipate seguendo linee guida tipo la chiusura di partecipate senza dipendenti o con numero di amministratori superiore al numero di dipendenti, l’aggregazione delle aziende dei servizi locali volta ad incrementarne l’efficacia. A Venezia l’opera di riorganizzazione delle partecipate è già stata avviata: il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto ha più che dimezzato il loro numero e per quanto riguarda la società che controlla al 100% il gioco è stata disposta la sostituzione dell’attuale consiglio di amministrazione con un unico amministratore. Forse “i giochi” per i casinò tricolore… sono iniziati: rien ne va plus.

Il Comune di Imperia ha imposto, con un’ordinanza del Sindaco, l’orario di funzionamento degli apparecchi da intrattenimento (gioco d’azzardo) fra le 10 e le 23: a tale orario un gruppo di esercenti si è opposto rivolgendosi al Tar della Liguria che con questa motivazione ha respinto il relativo ricorso: “La libertà di iniziativa privata non può sovrapporsi ad uno dei principi super primari quale la tutela della salute stabilito dall’art. 32 della Carta Costituzionale”. Quindi, anche in Riviera Ligure la battaglia (anzi la guerra) è aperta contro le sale da gioco e si mette in coda alle tante regioni che a “spada tratta” combattono il mondo-gioco limitandone, in ogni caso, la distribuzione e…quasi l’esistenza: anche lì vita dura,quindi, per le attività che attengono il gioco e che in esso speravano di impiegare le proprie risorse, gli sforzi personali ed i propri investimenti.

Sembra che in Liguria la dipendenza patologica da gioco della popolazione sia passata da una percentuale dello 0,5 a quella del 2,2% e che il 54% di tutta la popolazione del Comune di Imperia abbia giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi con una slot machine: di questi dati statistici il Comune di Imperia non poteva tenere conto agendo di conseguenza e cercando di “limitare i danni”. Questi sono i capisaldi della motivazione del Tar che ha tenuto in forte considerazione l’intervento del Comune e l’ordinanza relativa agli orari emessa indubbiamente al fine di salvaguardare la salute dei propri cittadini e il meraviglioso ambiente in cui gli stessi vivono.